Nel 1981 il presidente degli stati uniti d’America era Ronald Regan; in Italia veniva scoperta la loggia massonica della P2; il mostro di Firenze compiva il suo terzo omicidio e un terrorista dei lupi grigi sparava al papa Giovanni Paolo II. In America nasceva MTV e i Metallica iniziavano a suonare insieme; i Queen pubblicavano “Under pressure” e il New York Times per la prima volta parlava di una nuova malattia, l’AIDS.
Nel 1981 il mondo era ancora diviso in due blocchi, quello atlantico e quello sovietico; era appena iniziato un decennio che sarebbe diventato oggetto, 40 anni dopo, di continue e retoriche nostalgie su quando la vita era più semplice e spensierata.
Nel 1981, nel baseball americano, la principale squadra di New York, gli Yankees, e la principale squadra di Los Angeles, i Dodgers, si sfidavano nelle World Series, le finali del campionato, per decidere chi sarebbe diventato campione. Vinsero i Dodgers 4-2.
Quest’anno, nel 2024, per la prima volta dopo quel 1981, a 43 anni di distanza, il baseball americano ritrova queste due squadre enormi, le più tifate e famose del paese, nuovamente in finale a contendersi il titolo della Major League Baseball.
Dal 1981 a oggi il mondo è diversissimo sotto mille aspetti, ma nel baseball, allora come oggi, queste due squadre rappresentano qualcosa di unico, di eccezionale.
Le World Series infatti ci sono tutti gli anni, ma che a giocarsele si ritrovino gli Yankees e i Dodgers è un fatto che negli Stati Uniti paragonano al passaggio della cometa di Haley, che viaggia nei nostri cieli una volta ogni 76 anni.
E questo perché sono le squadre che rappresentano le due città più importanti degli Stati Uniti – New york e Los Angeles – e quindi est contro ovest; sono le due squadre più ricche, con i giocatori migliori, quelle più tifate e più seguite, quelle che, sia quando vincono sia quando perdono, riempiono pagine di giornali e infiniti feed di commenti e analisi sui social, ma sono anche le squadre migliori di questa stagione, quelle che hanno vinto più partite nella stagione regolare, dove gioca il giocatore più pagato, il giapponese Shohei Ohtani, e l’americano Aaron Judge, tra i più famosi del paese.
È una partita che il baseball americano aspettava da anni per rilanciarsi e avere nuovamente le attenzioni del paese su di se dopo anni resi complessi dalla concorrenza della NBA e soprattutto della NFL.
La rivalità NY vs LA
New York e Los Angeles sono le due città più importanti e più popolose degli Stati Uniti. New York è la città che ha reso una sua isola, Manhattan, il centro del mondo, è il luogo dei milioni di grattacieli tutti attaccati, quello in cui tutti corrono in metropolitana, della neve a natale e di Central Park. Los Angeles invece è una città piatta che si sdraia su un territorio infinito, dove è impensabile muoversi senza la macchina, quella delle spiagge dove si fa surf, di Venice Beach, Hollywood e Beverly Hills e del natale con 30 gradi.
Sono i due poli del paese, east cost e west cost, insomma, sono Los Angeles e New York, e basterebbe nominare queste due super metropoli perché a ognuno vengano in mente mille riferimenti diversi.
Sul piano sportivo, tra football, basket e calcio, tuttavia, non c’è grande rivalità, perché le squadre di questi due posti hanno storie e ambizioni molto diverse. L’unica eccezione è il baseball, dove appunto i Dodgers e gli Yankees sono effettivamente due squadre rivali, soprattutto sono due franchigie che riconoscono, reciprocamente, l’importanza e il valore l’una dell’altra.
Partiamo dai numeri: gli Yankees sono la squadra che ha vinto più titoli, 27, e che ha partecipato più volte alle World Serie, 40 in totale. I Dodgers invece sono a quota 7, con 14 sconfitte, più di tutti e una sola in più, in questa infelice classifica, proprio degli Yankees. Queste due squadre, sommando le rispettive presenze alle World Series, arrivano quindi a quota 61, tante quante ne hanno giocate squadre storiche come i Cardinals, gli Atletics o i Red Sox sommate insieme. E se considerate che quella del 2024 sarà la Word Series numero 120, vuol dire che in più della metà c’è stata almeno una di queste due squadre protagonista. È anche la partita che si è disputata più volte in finale, questa è la 12esima, ma che appunto non capita dal 1981, anche se in passato è successo che giocassero 6 volte contro in finale in 10 anni, come nel periodo che va dal 1947 al 1956.
Tuttavia, sono due squadre anche accomunate da un recente passato abbastanza infelice: gli Yankees mancano dalle World Series dal 2009, anno anche della loro ultima vittoria, mentre i Dodgers hanno sì vinto nel 2020, ma prima non vincevano dal 1988. Una delle due potrà rilanciarsi dopo queste finali, l’altra dovrà invece leccarsi le ferite e ripartire sapendo che sarà molto difficile ripetersi, anche perché entrambe hanno giocato una stagione eccezionale: 98 vittorie in regular season per Los Angeles, 94 per New York, entrambe in vetta alla propria conference, ed è solo la 4 volta che le due squadre più vincenti della stagione regolare si ritrovano poi in finale.
La storia degli Yankees
Gli Yankees sono, insieme al Real Madrid del calcio, gli All Blacks nel rugby e i Lakers nel basket il brand sportivo più famoso del mondo. Il suo valore è stimato essere prossimo agli 8 miliardi di dollari e sono quindi un vero impero mediatico ed economico. E lo sono grazie al fatto di essere dal 1903 la principale squadra di New York e poi di tutto il paese. La leggenda dice che in realtà le loro origini fossero a Baltimora, ma che poi nel 1903 appunto si trasferirono a New York in cerca di nuove possibilità. Inizialmente si chiamavano Highlanders, prima di assumere ufficialmente il nome di Yankees negli anni ‘ 10 del 900. Con il nuovo nome parte anche la grande crescita in termini di blasone e popolarità della squadra e in questo ha un ruolo fondamentale il mitologico Babe Ruth, uno che viene ancora oggi ritenuto tra i migliori se non il migliore giocatore di baseball di sempre, al pari di Joe Dimaggio, anche lui uno dei nomi iconici del baseball americano. Gli Yankees hanno costruito i loro successi soprattutto nella prima metà del secolo scorso: dei 27 titoli totali che hanno, 20 sono arrivati in un periodo che va dal 1923 al 1962. Hanno poi avuto un altro grande momento negli anni ’70 con due successi di fila e poi a cavallo tra ’90 e 2000, prima dell’ultima vittoria nel 2009. Giocano le loro partite al famosissimo Yankees Stadium, uno stadio da oltre 47mila posti che si trova nel Bronx. Lo stadio è lì dal 1922, ma nel 2009 è stato completamente abbattuto e ricostruito da zero, per un costo di oltre 2 miliardi di dollari. Era uno stadio storico, aveva addirittura ospitato una messa del papa, Giovanni Paolo II, ma le esigenze del marketing lo rendevano un po’ obsoleto e negli Stati Uniti non si fanno molti problemi di tradizione e nostalgia come dalle nostre parti, e quindi stadio abbattuto e rinnovato del tutto, con un capienza del 63% maggiore rispetto a quella precedente e con decine e decine di negozi e ristoranti dentro e fuori l’impianto.
La storia dei Dodgers
Quando questa partita si è disputata per le prima volta nel 1941, era un derby, perché i Dodgers non giocavano sotto il sole di Los Angeles, ma nel cielo grigio di Brooklyn. Il nome della squadra sembra derivi dal termine “Trolley Dodgers”, ovvero “quelli che schivavano i tram”. Brooklyn negli anni ’20 era già piena di tram, da lì probabilmente il nome anche in contrapposizione alle altre squadre di new York, i Giants che stavano a Manhattan e gli Yankees del Bronx. I primi titoli li ottengono come newyorkesi, e come tali entrano nella storia per essere stata la prima squadra a tesserare un giocatore di colore, Jackey Robinson, il primo nero della storia del baseball americano professionistico. Nel 1957 si trasferirono in California, a Los Angeles: ci fu molta polemica allora ma in quel momento la costa ovest era meno competitiva e quindi i nuovi Los Angles Dodges poterono affermarsi come una delle migliori squadre di quella zona del paese, vincendo poi le world serie nel ’59, nel ’63 e nel ’65. Hanno vinto l’ultima volta nel 2020, ma a differenza degli Yankees è diversi anni che riesco a fare bene: hanno sempre avuto buoni record e hanno partecipato alle World Series per due anni di fila nel 2017 e nel 2018, anche se perdendo entrambe le volte.
I giocatori: Ohtani, Judge e tutti gli altri
I due giocatori simbolo delle due squadre sono un giapponese che è il giocatore più pagato della lega, e un californiano che ha sempre giocato a New York, entrambi, tra l’latro, alla prima esperienza di sempre alle World Series.
Di Shohei Ohtani vi ho raccontato spesso: nato nel 1994 in Giappone, è considerato sin da bambino un fenomeno assoluto. Stava per andare in MLB già nel 2012, a 18 anni, ma poi ha deciso di rimanere ancora in patria per arrivarci poi 5 anni più tardi. Fino all’anno scorso giocava nell’altra squadra di Los Angeles, gli Angels, dove ha mostrato tutto il suo talento sia in fase offensiva, quindi come battitore, sia in fase difensiva, quindi come lanciatore. È stato scelto all’All Star Game in entrambi i ruoli nel 2021, e mai nessuno ci era riuscito prima. Quest’anno ha fatto una stagione record, con 50 fuori campo e 50 basi rubate, cifre che mai nessuno aveva raggiunto. La palla del record è stata battuta all’asta per 4 milioni e 390mila dollari. Io vi ho raccontato spesso di lui per il mega contratto che ha firmato l’anno scorso con i Dodgers: quando è scaduto il suo accordo con gli Angels, tutti ma proprio tutti lo volevano, in primis gli Yankess, e quindi attorno a lui si è creata una vera e propria asta al rialzo che gli ha permesso, infine, di firmare un contratto da 700 milioni in 10 anni, oltre 70 all’anno, anche se la formula finanziaria è parecchio fantasiosa, perché per un primo periodo non prenderà effettivamente tutti questi soldi, ma gli verranno poi riconosciuti in diversi modi nel corso dei prossimi anni.
Se in America tutti lo amano e lo stimano, in Giappone invece lo venerano come un dio. Una sua partita è stata vita in Giappone, dove erano le 9 di mattina di una domenica, da 12,9 milioni di persone, più del doppio di quelle che la stavano guardano invece negli Stati Uniti.
Negli Yankees invece l’uomo copertina è Aaron Jugde, un giocatore che da diverse stagione è tra i migliori in assoluto, soprattutto nel ruolo di battitore, ma che non è mai riuscito a fare il definitivo salto di qualità. Gioca negli Yankess dal 2016, ma solo ora, a 32 anni, ha la grande occasione della sua carriera per entrare nella storia. Gli Yankess a differenza dei Dodgers non hanno una sola grande stella, ma ne hanno diverse oltre a Judge. L’uomo decisivo per portare la squadra alle World Series è stato Juan Soto, nato in Portorico e arrivato quest’anno a New York dopo 3 stagioni consecutive da All Star. Come lui, molto importante è anche Giancarlo Stanton, per distacco il nome più buffo si queste World Series, che come dicevo nella scorsa puntata sembra essere un prodotto di Maccio Capatonda, ma che invece è un grande giocatore e avrà un ruolo decisivo nel decidere le sorti della serie.
Entrambe le squadre comunque sono molto forti e sono piene zeppe di giocatori importanti. In campo ci saranno 5 giocatoti che hanno almeno una volta vinto il titolo di MVP, il numero più alto di sempre; e ci sono 6 giocatori che rientrano nella classifica dei 20 di cui si sono vendute più magliette in tutto l’anno: il primo ovviamente, è Ohtani, terzo Judge.
Il valore delle World Series
Dato che siamo in America, non si può parlare di sport senza riflettere anche sugli aspetti legati al business e all’economia.
Iniziamo dal dire una cosa: il baseball è lo sport più storico per gli Statunitensi, il primo a costruirsi una base di tifosi e appassionati solida, tanto che la prima World Series risale al 1903, un periodo in cui il Football americano non aveva ancora neanche un regolamento ben definito mentre il basket esisteva come sport da 10 anni scarsi.
Quindi il baseball è profondamente intrinseco nella cultura americana: gli Americani ci giovavano già a metà 800, ed è il classico sport, come ci mostrano i film, alla base del rapporto padre figlio, le iconiche frasi tipo “vieni a fare due tiri in giardino col tuo vecchio” con il quale il padre prova a passare del tempo col figlio. Non giocano a basket o a football, ma a baseball. In America ci giocano nei parchi, è uno dei primi sport che si inizia a fare i bambini, anche perché non ha alcun impatto fisico: è insomma il primo grande sport americano.
Tuttavia, a causa delle sue dinamiche di gioco molto complesse e sopratutto del fatto che le partite sono molto lunghe, in questi ultimi anni si è vista superare nettamente prima della NBA e poi dalla NFL, che invece vive proprio di emozioni opposte: poche partite, di una durata abbastanza breve, adrenalina e agonismo al 100% e via andare, proprio come piace da quelle parti. Il baseball quindi ha dovuto cambiare un po’ le proprie regole per cercare di rendere le partite più divertenti e avvincenti, ma ha pagato soprattutto il fatto che alcune grandi squadre, su tutti gli Yankess.
Proprio per questo ritrovarsi questa finale è una gran cosa per la Major League Baseball, che in termini di popolarità e attenzione mediatica proverà a sfruttare al massimo l’occasione. La vendita dei biglietti è andata subito alla grande, registrando numeri che non si vedevano dall’edizione del 2016, quella in cui i Chicago Cubs sono tornati a vincere il titolo dopo 108 anni di attesa, quindi era una grande partita anche quella. Il prezzo medio dei ticket per assistere alle partite supera i 3 mila dollari, la cifra più alta da 15 anni a questa parte. Andare a vedere la partita a Los Angeles costerà un pochino meno – media dei prezzi di 3mila e 100 dollari – rispetto ai quasi 5 dello yankee stadium. In ogni caso, con meno di 1200 dollari non si entra in nessuna dei due impianti. Questi dati sono molto indicativi, soprattuto se paragonati a quelli della stagione passata, le World Series 2023, che registrano un -63% rispetto a quest’anno in termini di spesa per la partita. Si stima che queste World Series saranno viste da circa 20 milioni di Americani davanti alla tv, più del doppio dell’anno scorso, quando si erano fermati a 9 milioni.
Altro discorso invece è quello che parte da questa domanda: ma avere due squadra così forti e così famose in finale, è un bene o un male per il baseball? Qua ovviamente siamo nel campo puro delle opinioni, ognuno può avere la propria, io vi riporto le principali tesi di entrambe le fazioni: chi è convinto che faccia bene, oltre che per le evidenti ragioni economiche, ma non sono quelle adesso il punto, lo dice in tanto perché sono le squadre più forti con i giocatori più forti, e quindi saranno sicuramente delle grandi partita in grado di segnare un punto storico nella storia del baseball americano. Una grande world serie che verrà ricordata e che mostra la faccia migliore del baseball.
Quel che è certo è che le World Series versione 2024, per tutte queste ragioni, sono un evento raro, che non capitava da 41 anni e che magari, chissà, ci ritroveremo l’anno prossimo ancora, oppure che dovremo aspettare per altri decenni.


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